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Le Acque Umbre sono 2.0? Prima Parte

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Posted 3 gennaio 2014 by Piero Ostuni in Case Study
Acque Umbre 1

L’industria delle Acque Minerali Umbre imbottiglia ogni anno più di 1.3 milioni di litri di acqua destinati principalmente al mercato nazionale. Degli oltre 19 marchi commercializzati è interessante effettuare una analisi comparativa delle aziende più importanti e soprattutto valutare con attenzione quelle che negli ultimi anni hanno sofferto di più a causa della crisi.

La domanda, come preannuncia il titolo è: le Acque Umbre sono 2.0? Conoscono le potenzialità dei nuovi strumenti? Sono in grado di gestirli?

nocera-umbra

La prima azienda a sollevare forti dubbi è il Gruppo SEM, ditta emiliana proprietaria tra gli altri del marchio Acqua Sorgente Angelica di Nocera Umbra. L’azienda è totalmente estranea ai Social Media e non ha aperto, ne gestisce nessuna pagina Facebook, nemmeno per le altre acque che commercializza, così come non utilizza nessun altro canale tranne il sito web. Questo ritardo non è assolutamente giustificabile, soprattutto vista la necessità di rassicurare il consumatore sulle problematiche, anche etiche, legate all’acqua come risorsa indispensabile, temi di cui si occupa la concorrenza. Il percorso che prima o poi dovrà essere affrontato dall’azienda non è soltanto quello di orientarsi ai Social Media, ma anche e soprattutto di creare un’armonia tra i vari marchi ed i canali di distribuzione. A questo proposito potrà essere molto utile coinvolgere l’intero comparto commerciale e dei distributori. Un altro aspetto non valorizzato riguarda il marchio, che oltre ad essere molto conosciuto, vanta anche una lunga storia fatta di pubblicità di successo e di premi ambiziosi vinti negli anni. L’augurio è quello di non tentennare oltre e di iniziare a recuperare il terreno perduto a piccoli passi senza cercare soluzioni affrettate o dai risultati immediati.

motette

La seconda azienda fonte dell’indagie è la Motette di Scheggia Pascelupo. L’azienda vede impegnato su Facebook il direttore commerciale, ed è in una buona posizione di partenza. La pagina ufficiale di Facebook conta 737 like ed il sito pubblicizza anche il proprio profilo Linkedin così come una pagina su Pinterest. La ditta ha inoltre un canale Youtube attivo da un anno, con però un solo video di presentazione dell’azienda, visualizzato poco più di 100 volte. Un’account Google+ è collegato al canale di Youtube, ma non risultano post o riferimenti all’azienda. Interessante è la presenza di una pagina non ufficiale sempre su  Facebook, un tentativo di intervento per capire le intenzioni c’è stato ma senza successi evidenti. Un aspetto positivo da sottolineare in conclusione è che l’attività svolta nella pagina Facebook è di qualità, e può rappresentare una base solida per lanciare il marchio in maniera più estesa al fine di raggiungere un pubblico più ampio e garantire il consenso tra i consumatori. Anche in questo caso, come in quello precedente, il consiglio è quello di cercare una relazione con la rete di vendita, volta non tanto a trovare offerte promozionali nei singoli negozi, ma a sostegno del marchio e dei valori legati al territorio.

Rocchetta

Proseguendo nella comparazione ci si inbatte nel marchio più importante della realtà umbra: la Rocchetta. Anche se l’azienda appartiene ad un importante gruppo con sede a Roma è comunque interessante evidenziare alcune strategie adottate con successo. L’azienda è orientata a promuovere l’etichetta “BrioBlu” molto più di quanto non avvenga per la “Rocchetta Naturale“, i dati social lo evidenziano e questo non è un punto a favore. La pagina Facebook di “Rocchetta Naturale” conta 7200 like, mentre quella di “BrioBlu” 45k. Il divario diventa ancora più evidente paragonando i profili su Twitter. I follower della “Rocchetta Naturale” sono 16, contro i 382 di “BrioBlu“. Una breve parentesi sui contenuti proposti. L’azione su Facebook è molto interessante e coinvolgente ma ridondante nelle varie pagine. Non viene dato carattere ne incisione al messaggio se per tutte le pagine (compresa quella di Uliveto) è lo stesso. Inoltre va sottolineato che twitter viene molto sottovalutato mentre Google+ è solo stato aperto ma mai utilizzato. Una notevole differenza è invece riscontrabile nel canale ufficiale di Youtube dedicato a “BrioBlu”. Attivo da quasi 4 anni ha raccolto più di 200k visualizzazioni anche se gli iscritti sono solo 56.

sanfaustino

L’ultima azienda della prima parte del’indagine prende in esame l’Acqua Sanfaustino. Il sito in primis è un pò datato ed andrebbe fatto un restiling profondo per permettere di valorizzare sia il prodotto che la storia del marchio. Per quanto concerne i canali social l’azienda dispone di un profilo ufficiale che conta più di 850 amici e di una pagina con zero like (non è chiaro se quest’ultima è ufficiale). Per quanto concerne Twitter, l’account è intestato all’Hotel Sanfaustino ma non è mai stato utilizzato. Nessuna presenza ne su Google+ ne su Youtube. L’azienda soffre da alcuni anni di un “fermo produttivo” ma forse è ora di ricostruire l’immagine dell’azienda partendo dalla propria storia e dal territorio. Alcuni valori aziendali inoltre – come l’uso esclusivo di bottiglie di vetro – evidenziano una volontà di distinguersi che verrebbe sicuramente premiata in ambiti social.

In conclusione della prima parte dell’inchiesta si può evidenziare una strana abitudine delle aziende ad interagire ma non a farsi realmente coinvolgere. Molto di più potrebbe essere fatto così come molte più idee potrebbero aiutare le aziende a migliorare immagine e fatturati.


Autore

Piero Ostuni
Piero Ostuni

Consulente, Project Manager ed Esperto Web.

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